giovedì 17 novembre 2011

Giorgio Mannacio
Ricerca interminabile
e da terminare


Questo intervento di Giorgio Mannacio ben rientra nel discorso sul destino della poesia. Avverto: non è leggero, eh! ( E.A.]

I.
Se l’attività poetica si manifesta e si conclude nella elaborazione di un testo di particolari qualità attraverso un lavoro continuo e pressochè sistematico, è impossibile che lo spirito costruttore non incontri sul proprio cammino spezzoni di altri versi ( concepiti in altro tempo e messi da parte dalla memoria ) o, ancor prima, brandelli di reminiscenze del più svariato contenuto. Ciò comporta, inevitabilmente , che nel progetto originario ( che è costituito da un obbiettivo finale da raggiungere attraverso l’uso di un determinato numero di parole disposte secondo un certo ordine ) si inseriscano stimoli diretti ad ottenere l’aggregazione alla prima fase di materiali non ancora strutturati o parzialmente strutturati.

Enzo Giarmoleo
Giotto, il denaro, l’usura.




Risale a qualche settimana fa la notizia della scoperta del diavolo nascosto in una nuvola di Giotto, precisamente nella ventesima scena della vita di San Francesco. Un esempio, forse il primo, di manipolazione del cielo. Sicuramente un’anticipazione rispetto al cavaliere sulla nuvola immortalato da Mantegna. Sfuggito per otto secoli all’occhio attento di esperti, critici, fedeli, pellegrini, sacerdoti, questo diavolo inquietante mimetizzato nel cielo, appare accanto al santo patrono d’Italia. Certo il diavolo può essere onnipresente ma ora che la studiosa medievalista Chiara Frugoni l’ha recentemente scovato in questa nuvola con le corna e il naso adunco, siamo un  po’ perplessi.