sabato 10 dicembre 2011

SEGNALAZIONE
I moltinpoesia uno per uno

 Martedì 13 dicembre 2011
ore 18
alla Palazzina Liberty, P.zza Marinai d’Italia 1
Milano
Luca Ferrieri e Donato Salzarulo
parlano di
IMMIGRATORIO
di
Ennio Abate

«Di qui, non serve dirlo, il titolo forte e attualissimo dell’opera. Questo libro non è però la storia di una migrazione interna, né solo l’allegorizzazione, per mezzo di quella, dei grandi movimenti migratori di oggi: è soprattutto la ricostruzione di una condizione stabile della civiltà moderna, e del modo in cui il soggetto ha trasformato in destino la scelta dell’emigrazione»
(dalla prefazione di Pietro Cataldi  edizioni CFR - ottobre 2011)
  *
Oh, quando l’evidente tornò nel disordine! Come in sospensione: rimescolato il bestiario d’infanzia assieme ai busti di padri dominatori o inetti del Novecento e alle fanciulle alle prese con la storia di Carlo V e Lutero.
Oh, quanta brutta, indigesta metafisica nell’orcio dell’immigratorio d’improvviso buio! Interamente nella disciplina d’un duraturo purgatorio. O nelle sporche pause di quieta apparenza, senza code in paradiso. Assillati da notizie storte di lontani inferni, riattizzanti i vicini. All’opera nella storia i nostri coetanei delle sacrestie e delle sezioni. O i loro turgidi allievi da rissa.

Luca Ferrieri
Sul piacere della lettura


Replica a Ennio Abate

Intervengo in ritardo, e mi scuso, in questa discussione di cui sono involontariamente parte in causa. Lo faccio in modo abbastanza schematico, per punti, disponibile eventualmente a approfondire se il discorso non fosse chiaro.
Le obiezioni di Ennio riguardano e ingigantiscono un solo punto dei tanti che Donato nel suo intervento e io nel mio libro abbiamo toccato, ossia quello del piacere della lettura. E stiamo pure  su questo, ma teniamo presente che l’ipertrofia del tema è dovuta più alla controanalisi di Ennio che all’originario approccio della discussione… Peraltro di questi argomenti con Ennio discutiamo da alcuni decenni ed è sempre un piacere (oops…) farlo nuovamente.
1.
Non c’è nessuna ideologia del piacere di leggere. Non c’è neanche in Roland Barthes, autore refrattario a tutte le ideologie, figuriamoci nelle nostre modeste chiose epigoniche o collaterali. Per ideologia infatti intendo una costruzione sistemica, chiusa, tendenzialmente organica organicistica e totalitaria, fondata sull’obbedienza a interessi e posizionamenti materiali, “rispecchiati” nella produzione intellettuale. Questa, almeno, è l’interpretazione di Marx, cui anch’io in questo caso mi attengo, perché mi sembra scientificamente molto più felice di quella di altri (pure marxisti come Althusser).