martedì 13 dicembre 2011

Giorgio Linguaglossa
Sull'"Almanacco dello Specchio 2010-2011"



Partendo da un punto alto di riflessione di cui abbiamo perso memoria  - quello raggiunto agli inizi del Novecento dal poeta russo Osip Mandel’stam, convinto assertore di un’idea  mai mimetica della poesia, per cui essa « non è parte della natura[…] tanto meno un suo rispecchiamento», ma semmai la sua “recita” «con l'ausilio di quei mezzi detti comunemente immagini», Giorgio Linguaglossa può mostrare la gracilità della poesia che si va facendo, specie in Italia. Di certo,  salendo sulle spalle di un gigante come Mandel’stam,  i poeti d’oggi appaiono anche più nani di quello che sono e troppo severi parrebbero i giudizi sugli autori italiani scelti  nell’«Almanacco dello Specchio» 2010-2011. Eppure la questione che il critico romano pone non è trascurabile: se siamo a dopo la lirica,  il vuoto da essa lasciato può essere colmato da «una gigantesca massa prosastica grigia e informe»? L'impressione che nella produzione odierna «si vada un po’ alla rinfusa, per tentativi al buio, per privatissimi sperimentalismi» è difficile da smentire. Resta il fatto che, dichiarando un suo precisoparametro di giudizio, Linguaglossa assolve onestamente a un compito critico oggi fin troppo trascurato. [E.A.]


Almanacco dello Specchio 2010-2011 a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi, Mondadori, Milano, 2011 pp. 260 € 16.00

In un famoso articolo sulla poesia di Dante Alighieri degli anni Venti del Novecento il poeta russo Osip Mandel’stam parlava, a proposito della poesia del suo tempo (ed è la prima volta, a mio avviso, che viene impiegata questa terminologia), di «discorso poetico». A lui la parola:

«Il discorso poetico è un processo incrociato e si genera da due risonanze la prima delle quali, da noi udibile e percepibile, è la metamorfosi dei mezzi propri del discorso poetico che emergono via via nel suo erompere; la seconda è il discorso vero proprio, cioè il lavoro tonale e fonetico che risulta grazie a quei mezzi.