mercoledì 28 dicembre 2011

Felice Accame
Nuovi fatturanti e vecchie libidini

Olindo Guerrini, noto con gli pseudonimi di «Lorenzo Stecchetti», «Argia Sbolenfi», «Marco Balossardi»,«Giovanni Dareni», «Pulinera», «Bepi» e «Mercutio» (1845 - 1916)

Oggi sono stato alla Libreria Odadrek di Milano,  vero e quasi unico covo carbonaro contro il mercantilismo culturale nella città della  Grande Finanza trionfante su Tremonti e Monti vari, e Felice Accame, che insieme a Carlo Oliva conduce quasi tutte le domeniche  a Radio popolare la trasmissione La caccia. Caccia all'ideologico quotidiano (informazioni qui), mi ha segnalato questo suo dotto e irriverente testo. Bersaglia soprattutto  gli psicanalisti, ma anche  una certa tipologia di poeti. E, perciò, lo riprendo su questo blog anche per il preciso riferimento alla notizia polemicamente commentata mesi fa in Miss Poesia e Miss Pecunia (qui). (Tra parentesi. Pare che la Casa della Cultura - o Cucchi stesso?-  abbia rinunciato all'incestuoso matrimonio tra le due miss). [E.A.]


Rifugiatosi a Bruxelles, il rivoluzionario Giuseppe Ferrari scrisse I filosofi salariati, un’opera in cui accusa i filosofi francesi in particolare e i filosofi in genere di essere pronti a cambiare filosofia a seconda di chi sale al potere. Anni dopo, il poeta Olindo Guerrini, in arte Lorenzo Stecchetti, gli dedicò una poesia:

 

 

I FILOSOFI SALARIATI

 

Or non più tra le rabbie e le contese

Povera e nuda va filosofia,

Ma fa la ruota a scuola e per la via,

Tira la paga e noi facciam le spese.

 

Se regnano la forca e il crimenlese

Di San Tomaso fa l’apologia,

Se torna in alto la democrazia

Inneggia alla repubblica francese.

 

Ah, panciuta camorra di ruffiani

Che della verità strame vi fate.

Ogni giorno che splende ha il suo domani

 

A rivederci, maschere pagate,

A rivederci, illustri mangiapani,

A rivederci sulle barricate!

Gianmario Lucini
Buon anno con fantasia sovversiva



  
Fosse per me, li farei scoppiare
in un sol botto - e dove dico io -
quei petardi che le cagnare
umane corrotte dal sentire

intruppato del ventennio deflagrano
già ora nel silenzio della notte:
tutti insieme e con un solo schianto
a spazzare gli avanzi di promesse,

sorrisi cattivi a trentadue denti
dei parassiti in giacca e cravatta,
insieme ai ladri, ai servi cretini,
e alle prostitute di regime.

Passato il buonismo erga omnes, dovere alla memoria di chi ci insegnò ad amare anche i nemici, io torno al vecchio peccato della satira amara, che mi cresce dentro cattive fantasie, che confesso pur senza invocare assoluzione.

Un Buon Anno e ogni bene a tutte le eccezioni.

Gianmario