venerdì 6 gennaio 2012

CRITICA
Leopoldo Attolico - Ennio Abate
Sul giudizio di valore


Cranach, Giudizio di Paride

Riprendo  uno dei commenti alla poesia La grande casa immersa tra gli aranci di Giorgio Linguaglossa [qui], quello di Leopoldo Attolico, che offre uno spunto notevole per affrontare lo spinoso tema di come giudicare una poesia o la poesia di un qualsiasi autore. Gli replico con una nota. Ma spero che sia solo l'avvio di una riflessione a più voci. [E.A.]

Leopoldo Attolico:
 
Tentare un giudizio di "valore" su un singolo testo firmato è impresa non da poco , che si tratti di Calogero , di Ripellino o di Linguaglossa come in questo caso .
Io preferirei sempre pronunciarmi su un testo anonimo perché credo che nel "giudicare" la creatività firmata esista sempre una sudditanza o comunque un condizionamento psicologico - inconfessabile ai più - mediato dai connotati pubblici , privati , o riconoscibilmente "storici" dell'interessato . Non credo che il pubblico e il privato ( l'anonimo ) siano irrilevanti - almeno qui nella nostra italietta dell'esserci e dell'apparire ; quando come sappiamo basta apparire a certi livelli editoriali per essere percepiti come vincenti oggetto di sviolinate , buonismo critico ecc. .
Poniamo che Ennio Abate pubblichi in forma anonima una poesia introducendola con " Propongo un testo di un poeta emergente ". Già quell'"emergente" scatenerebbe le riserve mentali di larga parte dei commentatori e delle conseguenti valutazioni critiche ( dopodiché Ennio ci svela che l'autore è - poniamo - Lucio Piccolo ... ).