sabato 14 gennaio 2012

Francesco Dalessandro
Da "L'osservatorio"
con una nota di Giorgio Linguaglossa



I PARTE – L’OSSERVATORIO

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Un fiume di luci cangianti dal bianco
al rosso defluente alle sette
serali d’una domenica d’ottobre
in cui gli ultimi spiccioli di questa
estate straordinaria per caldo
e dolore si spendono, dal buio
dell’inversa corsia a chi torna – bava
brillante di lumaca più che corso
di luminarie nella notte (persa
l’ora legale) presto caduta, scia
del giorno assolato in cui sonnecchia pronto
al risveglio improvviso il primo freddo –
un fiume sordo-lento defluisce
e pulsa vita nell’opposto verso
nel giro del ramo che si piega
e divarica dal tronco in minori
affluenti, in un delta di quartieri
periferici o stagna nel traffico;
un fiume che nel cupo defluire
non sai ancora cosa reca se altro
dolore – sia graffio o puntura –,
o l’abbandono di un corpo
all’altro nell’enfasi perfetta
del desiderio (e il riposo che il dopo
amore fa sereno, rende necessario);
o forse l’ansia reca nel ritorno
a casa dove in due si è più soli
che soli, cupa smania il desiderio
ardente non cancella il dolore
ma ne cresce l’angoscia e incresce
al cuore, e più che stella splende
sull’antro famelico e l’affama
diana?
  

Giuseppe Pedota
Dopo il moderno?



Per intensificare il confronto tra il Laboratorio Moltinpoesia e gli amici romani  che hanno cominciato ad intervenire su questo blog,  anticipo stralci consistenti di un saggio di Giuseppe Pedota [Cfr. Nota alla fine]. Rielaborato da appunti sparsi, uscirà presto, per i tipi delle edizioni CFR nella collana di critica curata da Giorgio Linguaglossa. Fu scritto tra il 2005 e il 2010, anno della sua scomparsa. E nelle intenzioni dell’autore doveva contribuire al rilancio della rivista di letteratura «Poiesis», che a Roma tra il 1993 e il 2005 funzionò nella cosiddetta  condizione postmoderna come «una zattera di naufraghi»(Andrej Silkjn). La successiva dissoluzione del gruppo originario (G. Linguaglossa, D. Mafia, G. Stecher, G. Pedota, L. Stace, C. Santese e A. Silkjn) ha impedito la prosecuzione di una riflessione in comune sul tema che Pedota qui affronta: il passaggio dall’epoca dell’impegno, che è durata fino agli anni Settanta del Novecento e teneva  assieme cultura e politica progressista (di sinistra), all’epoca del “disimpegno” o della sfiducia nella necessità o possibilità di un cambiamento della società capitalistica. (Per la precisione «Poiesis» parlava di «Epoca del Tramonto» in un’accezione fortemente heideggeriana).

Leopoldo Attolico
Otto poesie
da "La realtà sofferta del comico"



A SBARBARO E UNGARETTI
Un intero tragitto
Montesacro
-Porta Pia
nel costipato inverecondo "36"
con l'afrore mefìtiço di cipolla
respiratomi in viso da una donna cannone
ho fatto pensieri liberatori molto vicini
ai profumi colorati dei licheni di Camillo.
Non sono stato mai
tanto
attaccato alla vita



APPARIZIONI
Ad alta voce nella platea "IN" del Barberini:
«Ma che caspita, coglionazzo che sei
dare dieci euro alla lucciola
ma chitticredi, Onassis?»
«Stai calma ché se li rnerita!»
Le lucciole sono scomparse.
Lei è l'ultima