martedì 31 gennaio 2012

Flavio Villani
L'assedio di Saigon


                                                                   
 Invio la nuova versione dell'Assedio di Saigon. Penso che essendo lavoro che si pone (con convinzione) al limite fra poesia e prosa, sfruttando in modo, credo, non del tutto convenzionale entrambi i linguaggi, potrebbe fornire materiale di discussione sulle questioni sollevate dal dibattito aperto di recente sull'argomento. La scelta di scrivere questo particolare testo in tale forma è dipesa, come spesso avviene, da plurime considerazioni, difficilmente sintetizzabili in poche parole, non ultima la mia personale propensione verso forme narrative, per così dire, "ibride", dove versi e prosa narrativa e teatrale si possono comporre a costituire un insieme eterogeneo. La possibilità, propria della poesia, d'infrangere le barriere imposte dall'unità di tempo e di spazio del racconto è stata per me ulteriore forte motivazione per esplorare questa via. [Flavio Villani]
  
                        
Il tempo è tutto. Tutto.
In ogni dramma il tempo è tutto.
In questo dramma il tempo è l’aprile del
settantacinque.  

Non è un caso. No non credo che lo sia.

Lucio Mayoor Tosi
Milanesi



Parecchi di qui sono tedeschi 
morti sotto i bombardamenti di Dresda e Berlino.  
Tutta brava gente. 
A Roma e a Napoli ce ne sono meno  
qualche artista e qualche menagramo.
In Africa quelli che avrebbero voluto scappare 
ma non ce l'hanno fatta.
Gli artisti per bene sono tedeschi di Berlino.  
Quelli di Napoli son bombardati.