giovedì 2 febbraio 2012

Giorgio Linguaglossa
"Solo la terra"
di Cristina Sparagana


Pistoletto, Venere degli stracci

Cristina Sparagana Solo la terra Passigli, Firenze, 2011

Se si guarda alle diramazioni stilistiche della poesia del tardo Novecento, molti elementi inducono a ritenere che sul terreno delle istituzioni stilistiche  degli ultimi trenta anni  della poesia al femminile il tempo non è passato invano. Già la poesia femminile degli anni Novanta aveva abbandonato le tematiche della rivendicazione del «politico», del «privato» e del «quotidiano» della generazione immediatamente precedente. Ad un ambito più vasto della questione della crisi dei generi narrativi, la poesia si avviava sempre di più verso la radura della propria irrilevanza culturale
Quello che all’inizio degli anni Novanta si delinea è un orizzonte del tutto nuovo: la crisi definitiva delle istituzioni stilistiche esautorate ed occupate dagli uffici stampa degli editori maggiori. Accade così che nella poesia degli anni Dieci del nuovo secolo, non c’è modello né secondarietà né retroterra di istituzione stilistica che resti immune da questo processo che la poesia possa far valere quale suo corrispettivo e/o funzione. Il perché è chiaro: c’è «funzione» soltanto là dove c’è secondarietà, commissione, servizio, utenza; là dove invece non c’è una utenza cessa anche, corrispettivamente, la necessità di una «funzione» poetica, con tutto il suo bagaglio di retorizzazioni, di stilizzazione e di tematiche che la «funzione» e la «finzione» poetica comportano.