mercoledì 20 giugno 2012

CRITICA
Giorgio Mannacio
La poesia come oggetto




"Presto o tardi al commercio si arriva". Questo passaggio segna lo snodo di un'analisi ampia (si risale a Tommaso) che ripropone la questione poesia/mercato. Giorgio Mannacio la pone, per così dire, coi piedi per terra, in modi realistici e la sottrae alle soluzioni "estreme", con le quali implicitamente polemizza e che potremmo ancora chiamare degli "apocalittici" (anti Mercato) e degli "integrati" (apologeti di esso). Il saggio è interessante per la volontà di discutere della poesia non solo come oggetto estetico, ma anche economico e - perché no - sociologico. [E.A.]

I.
Pulchra enim dicuntur ea quae visa placent. ( San Tommaso: Summa theologica I,5,4 )
Con questa fulminea definizione sul bello, definizione che nessuno – fino ad oggi – è riuscito a confutare , il grande filosofo mette il dito in una delle piaghe che seguono i discorsi sulla poesia.
Una di queste è l’argomento della poesia come oggetto.