domenica 22 luglio 2012

PER UNA POESIA ESODANTE
Ennio Abate
La poesia passata a contrappelo.
Sulla ex-piccola borghesia
o ceto medio in poesia. (4)


 Tabea Nineo 1990


11. Riepilogando. Un criterio politico-poetico come misura delle poetiche

 

Come ho detto nella tesi 1 (qui) credo che siamo in una insoddisfacente Babele poetante, subiamo una cattiva globalizzazione e operiamo in un “cattivo” ceto medio, che non è in grado, così pare (in assenza di una più precisa analisi), di porsi i problemi poetici e politici della “globalizzazione” o farsi voce del nostro tempo. Riproduce, invece, in piccolo il caos globale e frammentato. E in tale caos c’è spazio - tanto la frammentazione è ormai  dominante - per il “nuovo” e per il “vecchio” purché devitalizzati: il Web, la rivoluzione dei trasporti, le biotecnologie ma anche le piccole patrie, i dialetti (magari “meticciati”), i ritorni al mito (ma congelato e privatizzato).

Nessuna nuova polis (globale) si sta costruendo mentre gli stati-nazione vengono sconvolti. La falsa democratizzazione (non solo della poesia) convive con le false élite. L’opposizione storica pochi/molti  rimane intatta nell’ideologia e nell’immaginario in ogni campo, pur svelando ogni campo una microfisica dei poteri che non corrisponde alla macrofisica ufficiale e convenzionale.

Paola Febbraro
Da "Turbolenze in aria chiara"


*

            SOSPIRATI INDIZI

Uscendo dal circondario sapevo
Che la gabbia porta piume



*
Bellezza non ce n'è
e pensare che
ero partita per farne inno.
I sogni sceneggiavano direttamente e puntualmente
gli ultimi richiami prima di chiudere gli occhi
io non li mettevo in pratica, o sì,
scartando la loro realizzazione
e la mattina era più cheta
senza meraviglia, magari
amare per sottrazione d'inganni e promesse.