venerdì 27 luglio 2012

Giorgio Linguaglossa
Su "Nessuno sa
quando il lupo sbrana"
di Maddalena Capalbi



Maddalena Capalbi Nessuno sa quando il lupo sbrana La Vita Felice, Milano, 2012


Questo libro di Maddalena Capalbi mi fa venire in mente alcune considerazioni in ordine ai mutamenti  del «parlato» e del «personale» del tardo Novecento. Questo della Capalbi è un «parlato» e un «personale» sciolto, liquido, snodabile, immediato per un «contenuto», o meglio, per un «contenitore» misto tra diario, occasione, storie periferiche e accadimenti vari ma sempre nell’ambito dei legami parentali e affettivi. È una poesia legata al mondo delle esperienze primarie; è il suo modo di restare attaccata al «reale».