sabato 28 luglio 2012

Maria Teresa Rossi (1916 -2002)
Sette poesie



Maria Teresa Rossi era professoressa al Liceo Parini di Milano nel 1967, quando scoppiò il  caso de “La Zanzara”:  i redattori del giornalino scolastico furono processati per aver aperto un dibattito interno al liceo su argomenti sessuali. Fu l’unica insegnante che si schierò con gli studenti.  E fu ancora l'unica a stare con loro nel ’68, quando essi occuparono la scuola e il preside si rifiutò di chiamare la polizia, che intervenne "d’ufficio" scacciando gli occupanti e  portando fuori di peso anche la professoressa. Fu poi una delle figure di spicco in Avanguardia Operaia. Le poesie che  qui pubblico, traendole da un libretto delle Edizioni Punto rosso del 2004 curato da una sua ex allieva e amica, Erica Rodari, sono, sì, innanzitutto un omaggio postumo a  una «bella persona, una persona non comune» (p.6): era stata antifascista; aveva poi rotto con la famiglia d’origine borghese e cattolica («nella sua famiglia c’erano uno zio vescovo, una zia suora e un fratello presidente nazionale dell’Azione Cattolica», p.19) e con il primo marito fino a separarsi  anche dai figli, lasciati al marito; fu con  tenacia e severità  una militante fino a quando una malattia non la colpì nei suoi ultimi anni di vita. Ma esse vanno anche lette come riprova che la poesia, anche in chi ha scelto  una dimensione pubblica e politica di espressione,  è termometro di verità e di mai sopita  interrogazione sul “resto”. Il ‘noi’ di Maria Teresa forse trascurava l’’io’ di Maria Teresa, ma non lo dimenticava. E queste poesie, al di là del valore letterario  da discutere, lo provano. Ad esse  è affidata  la possibilità di alludere al  drammatico (e  apparentemente contraddittorio) senso di solitudine di una donna che pure aveva trovato la sua "dimensione pubblica": «… non cercare il sogno che t’illude / nel volto del vicino / Lascia intatto il segreto di ciascuno / e serba il tuo / Ogni incontro è rovina» ( p.121). [E.A.]

Distaccami da te
verso che premi
nell'orecchio proteso
ad ascoltar la tua parola amica
Portami via dal cuore questa pena
fanne la nota lieve che consoli
la mente affaticata
Vorrei cantare come l'usignolo
o stormir come il pioppo sotto il vento
Trovare il ritmo uguale e modulato
Senza soffrire