martedì 28 agosto 2012

Francesca Diano
Dante Maffìa
o del participio presente



Nel leggere l’Opera di Maffìa, volendo avere una visione d’insieme e iniziando dal principio, si prova innanzitutto sgomento.  E però è uno sgomento felice, perché  ci si affonda immediatamente come in uno di quei piumoni soffici e rigonfi che a premerli con la mano le si gonfiano subito tutt’attorno in uno sbuffo e la mano non la vedi più. Poi però t’accorgi che quella morbidezza in realtà ha dell’inquietante, perché ricorda vagamente le sabbie mobili. Il fatto è che te ne risenti risucchiato e trattenuto.

Roberto Bugliani
Da "Versi scortesi" (inediti)


Nel circondario

Il capitalismo della crescita è morto. Il socialismo della crescita, che gli assomiglia come un fratello, ci riflette l’immagine deformata non già del nostro avvenire, bensì del nostro passato. Il marxismo, sebbene continui a essere insostituibile come strumento d’analisi, ha perso il suo valore profetico.
Lo sviluppo delle forze produttive, grazie al quale la classe operaia avrebbe dovuto spezzare le sue catene e instaurare la libertà universale, ha spossessato i lavoratori delle loro ultime parcelle di sovranità, radicalizzato la divisione tra lavoro manuale e intellettuale, distrutto le basi materiali di un potere dei produttori.
La crescita economica, che doveva assicurare l’abbondanza e il benessere a tutti, ha fatto crescere i bisogni più in fretta di quanto potesse soddisfarli, ed è sfociata in un insieme di impasses che non sono soltanto economiche: il capitalismo della crescita è in crisi non solo perché è capitalismo, ma anche perché è della crescita.
Michel Bosquet (André Gorz), Ecologia e libertà (1977).

l’atlante, quando l’impero
ridisegna a proprio profitto le mappe
il conus marmoreus, ma senza la curiosità
dei marines sulle spiagge del pacifico
le gazze, se zampettano intruse
sulla ciottolaia dell’alba incappucciata di rugiada
l’assordante silenzio, che accompagna
il fumigare denso e nero di macerie