mercoledì 29 agosto 2012

Flavio Villani
Il canto di Semmelweis



Le mani… Lavarsi le mani. Una fra le tante azioni fisiche che ogni giorno mettiamo in pratica quasi automaticamente. Il più delle volte ce ne dimentichiamo subito dopo. Irrilevante, si direbbe. Eppure…

Le mani costituiscono l’interfaccia fra noi e il mondo. Nel bene e nel male. Attraverso le mani facciamo esperienza. Di noi stessi, degli altri. Stringiamo amicizie, ci difendiamo e offendiamo. Acquisiamo e trasmettiamo “sostanze” invisibili. Milioni di germi colonizzano le nostre dita. Può sembrare cosa scontata, ma ancora oggi l’igiene delle mani è considerata momento fondamentale nella prevenzione delle infezioni, almeno, secondo l’OMS[1], [2]. Ma non possiamo considerare l’atto di lavarsi le mani dal solo punto di vista igienico: di cosa ci liberiamo con quell’atto? Da cosa prendiamo le distanze quando pronunciamo, magari stizziti, il fatidico “me ne lavo le mani”?
Una normale e per lo più lodevole azione/pulsione si può trasformare in compulsione rituale, sequenza motoria stereotipata, forse necessaria ad attenuare ansie altrimenti incoercibili[3], [4].

Emilia Banfi
Almeno il lume




Al mio paese si va al cimitero a trovare i morti
la madre e il padre quasi sempre insieme
le lapidi bianche e pulite sui muri con lumi accesi
tutte uguali chi non paga è senza luce.

Indarno da Tempo
Forza e coraggio



Il bambino vizioso
Che gioca a videopoker
Sorseggiando sfizioso
Qualche gas zuccherato

Appartiene al passato
Di un mondo illetterato
Refrattario alle tasse
E quasi non bastasse

Poco sportivo. Adesso
Diete ed allenamenti
Gli riempiranno i giorni

Forse un poco più tetri
Per diventar campione
Sui cinquecento metri.

(29 agosto 2012)

Nota. Questo sonetto non contiene alcun riferimento,  se non casuale, a vicende contemporanee. Esso si ispira alla storia di un tale che scopre che sua moglie e il suo socio fanno l’amore sul divano del suo ufficio. Che fare? Divorziare gli spiaceva, perché in fondo, distrazioni a parte, era tutto sommato una buona moglie. Il socio era fuori causa perché era lui che ci metteva i soldi. E allora? Vendette il divano. (I.d.T.)