mercoledì 17 ottobre 2012

Emilia Banfi
Il cantante



E’ nella bottiglia il barlume
ancora una volta, è l’ultima volta
si vede com’era  alla macchina
la mani nere , olio, le impronte
sulla serranda che saliva e scendeva
come il rhum nel bicchiere.
Era il vizio di lavorare svuotato
da chi  non lo voleva autore
di rischiose canzoni,
allora cantava e cantava
anche quando perse le dita.

Con una mano puoi vivere
puoi  bere e sognare
guardare qualcuno avvitare
cambiare candele e motori
sporcarsi di olio e annusare
la vita di un giorno, di un’ora
ma nessuno ti sente cantare
nel vano di specchi
di un ascensore che sale.

Paolo Carlucci
Poesie
da "Dicono i tuoi pettini di luce
- Canti di Tuscia"


Il libro di esordio del romano Paolo Carlucci si segnala per la felice circostanza di uno sguardo lirico che combacia con un paesaggio, insieme intonso e graffiato: «i tuoi pettini di luce» «tra macchine in sosta», «orgoglio di beltà / tra negozi e caffè», in un felice connubio tra il quotidiano e il lirico, tra paesaggio memoriale e scavo interiore, contemplazione e annuncio. Certo, un esordio in contro tendenza, conservativo, aurorale, idillico in mezzo al  mondo della contro riforma della rivoluzione mediatica, è un bel che dire… ci sono qui, a mio avviso, tutti gli ingredienti di una futura implosione tematica e linguistica, che però nell’equilibrio statico della poesia di Carlucci, ancora non avviene. Il tutto è immobile, tout se tient. Ancora, forse per poco, ma ancora.
Giorgio Linguaglossa

Francesco Tarantino
La strage di alberi
del cimitero di Mormanno.
Con una nota di G. Linguaglossa


Mormanno, un piccolo comune della Calabria. Il Cimitero di Mormanno. Un certo giorno il sindaco del comune fa tagliare tutti gli alberi centenari che abbellivano il cimitero di Mormanno. Un atto vandalico. Un poeta calabrese di nome Francesco Tarantino denuncia alla locale Procura della repubblica la strage di alberi. Nulla, non succede nulla. E allora il poeta appone sulla soglia di ogni albero reciso un leggìo con su scritto una poesia di un poeta italiano, ma mani ignote abbattono alcuni leggii e deturpano il luogo. È un affronto sull’affronto, una vergogna alla quale Francesco Tarantino non si arrende, e denuncia e rimette in piedi i leggii abbattuti. È una questione di Memoria. È una questione di barbarie. E la grottesca vicenda diventa una tenzone legale perché il sindaco intima a Francesco Tarantino di ritirare i leggii con le poesie e il poeta risponde tramite un legale che l’apposizione di quei leggii è pienamente legittima.