giovedì 8 novembre 2012

INTERVENTI
Giorgio Linguaglossa
Contro un linguaggio
simil-poetico ed emotivo



Per chi si scrive (oggi) poesia? Mi correggo: perché (oggi) si scrive in poesia? La domanda è meno banale di quanto appaia a prima vista. Non è una domanda in versione sintattica, è una invasione semantica che qui ha luogo: sembra che tutto ciò che ha un ritorno (alla fine del verso) ne debba avere anche uno di senso; ma l’evoluzione semantica in poesia è stata preceduta da processi sociali ben visibili (o invisibili?). Direi che il semantico segue sempre i processi sociali in atto. Il fatto che la più privata e appartata delle attività letterarie, quale la poesia sia scritta da milioni di persone, è rimasta una questione, appunto, «privata» e non è riuscita a bucare il coperchio di ciò che appartiene al «pubblico»; questo è uno spunto di riflessione che non deve essere sottaciuto.

SEGNALAZIONE
Basta così.
Raccolta postuma
di Wisława Szymborska



Basta così è il titolo della raccolta postuma di  Wisława Szymborska curata da Ryszard Krynicki e tradotta da Silvano De Fanti per Adelphi. Poche poesie prima che sopraggiungesse la morte della poetessa polacca avvenuta il 1 febbraio di quest’anno.
Poche poesie che il curatore presenta nella forma autografa: foglietti scritti a mano con una grafia attenta e minuta, attraversata da correzioni e ripensamenti. Piccoli versi che non hanno nulla di prezioso, dove non c’è nessun struggimento dell’anima ma una precisissima attenzione per i dettagli, gli spiragli del quotidiano che ci aprono abissi di senso, cose che vediamo tutti i giorni senza farci caso. Il viaggio nel mondo della poetessa polacca è il nostro viaggio, quello che tutti ogni giorno facciamo. Traduzione in semplici frasi dell’assurdo quotidiano del mondo. L’assurdo di chi mette «tutto in ordine dentro e attorno a lui», chi crede di avere la risposta pronta per tutti i problemi e «appone il timbro a verità assolute,/ getta i fatti superflui nel tritadocumenti/, e le persone ignote/ dentro appositi schedari».
E poi ci sono quelle esilaranti composizioni rivolte come frecce acuminate contro gli intellettuali che si nutrono di «parole» inutili e superflue: «parole per spiegare le parole», «cervelli intenti a studiare il cervello», «boschi ricoperti di bosco fino al ciglio», «occhiali per cercare gli occhiali».

Giorgio Linguaglossa