lunedì 11 febbraio 2013

Rita Simonitto,
Per chi suona la poesia.




Questo intervento di Rita Simonitto (sue poesie e interventi si trovano inserendo il cognome in 'Cerca nel blog', a destra in alto) può ben coadiuvare il ripensamento della funzione  di questo blog, che --   da solo o  con il contributo di altri - vorrei avviare dopo il distacco dal "Laboratorio Moltinpoesia" di Milano. Rita teme che la eterogeneità del materiale poetico finora proposto possa significare una mia scelta  a favore dell'ibridazione e del nomadismo (poetico). Sembrerebbe confermarlo la stessa immagine (per ora) simbolo del blog: il camion multicolore dei migranti nel deserto in  sostituzione de "Il quarto  Stato" di Pellizza da Volpedo). D'altra parte, nota ancora Rita, gli articoli di critica finora pubblicati contrasterebbero questa opzione pluralistica. Vi coglie, infatti, un'intenzione normativa, quasi la ricerca di un canone prescrittivo da imporre alla ricerca del singolo poeta. Ci sarebbe stata (o ci sarebbe), dunque, un'oscillazione tra due poli opposti. E, per uscirne Simonitto indica due direzioni di lavoro: il rapporto di chi scrive con la realtà (da ridefinire; e in proposito si sta svolgendo un intenso dibattito sul "nuovo realismo" documentato nel libro di AA.VV. Bentornata realtà, Einaudi, Torino 2012...); la ricerca (implicita o esplicita) di un interlocutore-lettore-destinatario, che  ogni scrittura poetica (fosse pure la più lirica e solitaria) sottintende. Ci penserò... [E.A.]


"...And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee".
 (John Donne)

E’ un incipit un po’ provocatorio visto e considerato che essa poesia  dovrebbe suonare essenzialmente per chi la scrive: sia nel senso che ri-suona, ovvero dà una sonorità di parola a delle rappresentazioni interiori del poeta su se stesso e sul mondo, e sia nel senso che suona a lutto, il lutto che egli incontra nell’esporre, nero su bianco, il suo pensiero unito all’accettazione dolorosa di poter esprimere soltanto una verità parziale rispetto a quanto esperito.
Rappresentazione che non significa ‘spettacolarizzazione’ della realtà, come peraltro pare essere la moda di oggi (dalla guerra, ai programmi culturali televisivi, alle manifestazioni politiche) bensì tentare di rendere esplicita il più possibile la trama che la sottende.