giovedì 7 marzo 2013

Ennio Abate,
Poesia ed elezioni.


Riprendo e rilancio  la discussione incominciata attorno alla "Poesia di piazza" di Lucio Mayoor Tosi (qui)

Così in questi giorni un amico:

«Caro Ennio, avevo già letto l'articolo di Carlo Formenti (qui), invece quello di Sergio Bologna (qui) non lo conoscevo: semplici, chiari e acuti, come sempre. Io negli ultimi giorni avevo previsto il successo elettorale di Beppe Grillo tanto che ho vinto una scommessa con dei colleghi, però non l'ho votato. E avevo previsto anche l'ennesima sconfitta della sinistra cosiddetta radicale che ormai si è ridotta a un'esigua minoranza.
Seguo con attenzione l'evoluzione del movimento 5 stelle, ma ci sono alcuni aspetti che non mi convincono. Hanno scelto di entrare in Parlamento ma dicono di voler cambiare le regole della democrazia rappresentativa. Vedremo come. Saranno addomesticati pure loro? E' troppo presto per dirlo. Inoltre in questa situazione economica e finanziaria molti dei punti del loro programma sono irrealizzabili senza rovesciare il mondo. Troppi proclami! Comunque sono riusciti a dare uno scossone al sistema politico italiano e questo non può che farmi piacere. Ciao, G. »

Io non ho votato. Il mio scetticismo verso le forze politiche in campo è stato totale. E  non sono né  piacevolmente sorpreso per l’exploit grillino né dispiaciuto per la nuova batosta della sinistra.  Resta il problema di valutare il fenomeno: schiuma del sistema o spina nel suo fianco? Ulteriore segno di crisi (l’ingovernabilità) o iniziale, confusa reazione ad essa?