sabato 17 marzo 2012

Ennio Abate
I moltinpoesia (2)


Dialoghetti a puntate tra Samizdat e il Poeta Invisibile
sul ‘noi’ che non c’è e alcuni modi  provvisori per edificarlo
Seconda puntata: la «sporca religione dei poeti»

Poeta invisibile - Dicevi di sentire puzza di sacrestia anche nella poesia d’oggi? Spiegami...

Samizdat - La religione ci stordisce da secoli coi suoi incensi. E in poesia  tuttora la fa da padrona. Faccio un esempio. Malgrado gli studi di Auerbach sul realismo di Dante, te lo presentano come il poeta mistico per eccellenza, il pellegrino cantore di Dio, tutto "trascendenza". Eppure scommetto che se vivesse oggi, quel suo realismo gli farebbe riscrivere la Commedia all’incontrario, dal paradiso all’inferno; e forse ancora più giù; e persino le sue solennissime terzine gli si sconnetterebbero dallo sdegno. Vabbè, nella cultura europea e occidentale alcune radici saranno pure lì, nella religione e nel cristianesimo. Ma tacere sui frutti tossici che hanno prodotto e producono, continuare a innaffiarle pur se diventate di plastica, mescolare religione e Vitelli d’oro capitalistici  è, per credenti e non, indecente.

Sabino Caronia
Valentino Campo
ovvero l’arte di scavare pozzi



«La migliore poesia degli anni Novanta parte da lì, dal punto in cui pratica come un foro nel terreno alla ricerca di un misterioso combustibile (“l’arte di scavare pozzi”, dirà Valentino Campo): l’interrogazione del fondamento che non c’è».
Queste parole di Giorgio Linguaglossa nel recente volume Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana 1945-2010 (Edilazio 2011) ben si prestano ad introdurre alcune nostre considerazioni sulla poesia di Valentino Campo.
E appunto al Nostro, come risulta dal componimento che apre la raccolta L’arte di scavare pozzi, La quarta guerra sannitica, non resta altro da fare che ripartire dalla «quarta guerra sannitica», e quel componimento di esordio vuole essere appunto una metafora dell’intellettuale contemporaneo: «Scrivo da una zattera di pietra. / Ho inciso ogni tronco con la testa / del giavellotto, / unto di sterco il mio volto. / Cosa ci faccio / in questa selva di vetro? / i romani dove sono? / non li vedo. / Non so la rotta / la mia e di questo scoglio, / non cerco indizi in alto, tra le foglie. / Affilo punte di selce / preparo il rancio, / passo in rassegna ombre / poi scavo, / ancora.».

SEGNALAZIONE
Roberto Maggiani
Nella frequenza del giallo


*

Stromatoliti

Ricordarsi tutto ciò ch’è andato perso –
a fatica ritrovarlo –
risalire le pendici del monte
dal quale cademmo
sul terreno della preistoria
pelosi e con il cranio piccolo
in un pianeta che ha dovuto evolversi
impervio
attraversato da cataclismi –
a fatica ricomporre la conoscenza.
Siamo gli ultimi trenta secondi
di una evoluzione di ventiquattro ore
e ringrazio per l’ossigeno i cianobatteri
delle stromatoliti11.

mercoledì 14 marzo 2012

Giorgio Linguaglossa
Ancora sulla poesia dell'essenzialità
di Tomas Tranströmer



Presi di sorpresa dell'assegnazione del Nobel a un poeta quasi sconosciuto in Italia avevamo accolto la notizia un po' scherzandoci su (qui). Linguaglossa  ci ripropone ora la sua figura e due  poesie [E.A.]

È fin troppo chiaro che con il Nobel per la poesia a Tomas Tranströmer, i membri dell’Accademia giudicante   esibirono un coraggio insolito, innanzitutto perché Tranströmer era un poeta isolato e non rientrava nel concerto dei poeti di rappresentanza o da vetrina mediatico-culturale oggi di moda in Europa. Di fatto, il massimo poeta svedese vivente è uno sconosciuto in Italia, dove gli editori maggiori non lo hanno mai considerato degno di pubblicazione, in quanto non rientrante nella ristretta cerchia dei poeti sostenuti dal mondo accademico. Del resto, anche il mondo accademico svedese ha faticato non poco per accorgersi della portata del poeta.

Emilia Banfi
Della guerra restano avanzi



Della guerra restano avanzi
di tutte le guerre come pasti
scaduti avvelenati dai comandi
dalle prese di potere che non rispondono
ai figli che stanno a guardare come forme
iniettate di sangue infetto nelle piccole vene
avanza lo stupore il malore il sempre come
chiodo nelle piccole mani -Come Gesù- dice la nonna
-Vieni qui non guardare non è per te questo morire-.
I fiori nascosti a marcire sulle grigie tombe seccano
al sole d’agosto al passante che guarda che non ha visto
il fondo dei fondi lo sguardo sospeso tra il monte e il mare.
Non capire non leggere il nome guarda solo la pietra
perché solo di questo si tratta.

Hans Jonas
L’isola della verità


Ci condussero in un boschetto di tigli in fiore
su un’isola al di là del mare abitata da uomini bianchi.
E ci dissero: «questa è l’isola della verità,
qualunque cosa toccate diventa verità. Ed essa è. Per sempre».

Fu così che toccai il prato verde. Ed esso divenne prato verde.
Poi toccai il cielo con un dito. Ed esso divenne cielo azzurro.

Lucianna Argentino
Poesie
dalla raccolta inedita
“L'ospite indocile”



Sta in quel di più – visione delle madri
lei che parla senza staccare la lingua dal dolore
e continuamente lo rifà presenza
di se stessa e di quel che
del suo motivo le avanza.

lunedì 12 marzo 2012

DISCUSSIONE
Una rivoluzione poetica
partita da Genova?


Nella mailing list dei  moltinpoesia è partita una piccola discussione tra favorevoli e contrari al   MANIFESTO DI GENOVA DELLA RIVOLUZIONE POETICA  firmato da Ferlinghetti - Jodorowsky -Bertoli - Pozzani - Costa - Giannoni - Ganz. Lo ricopio dal Web e e chiedo commenti o interventi. Invito anche quanti hanno già espresso opinioni in merito nella discussione interna ai moltinpoesia a riportarle qui sul blog, come meglio credono. [E.A.]

MANIFESTO DI GENOVA DELLA RIVOLUZIONE POETICA
  1. La poesia è prima di tutto un atto, vivere nel migliore dei modi e dei mondi possibili. Si sostanzia anche nello scrivere, certo, però solo dopo - dopo! - e solo come atto ed espressione del vivere. Altrimenti c'è solo arte, letteratura, poesia. Ridicolo.
  2. Noi vogliamo dare luogo e voce alle vere istanze di crescita ed emancipazione di questo tempo, non alle sue mode e modi.

domenica 11 marzo 2012

Flavio Villani
I sommersi



La memoria umana è uno strumento
meraviglioso ma fallace.”

P. Levi

 “…ricercavamo procedimenti utili
a intrattenere i fantasmi…”

A. Giuliani

 1.
Certi fatti accadono all’improvviso, a volte,

spesso nulla più di un tonfo
insignificante a prima vista
e
tanto distante da non sembrare vero.
Tu allora pensi a cadute d’altro genere,
per lo più innocue (un libro, un attaccapanni,
uno scaffale, che altro, in fin dei conti?)
ma poi delle urla non ti dai ragione,
e lo sai
che non può essere altrimenti.

Marina Pizzi
Cantico di stasi (2011-2012)



1.
in un ospizio di foglie
la pigrizia dell’angelo.
si secca la gioia di dio
pertugio di lacrime.
incline al giocondo arenile
balbetta d’eco la conchiglia.
in mano all’armonia dell’inguine
resta la giara senza l’olio santo
prosciugato dal resto del mondo.
mandami un calesse avrò già pianto
nel dilemma scortese del fango.
è tutta qui la resina del dubbio
quando la casa crolla tutta sicura
di stare in piedi. i duri fratelli
hanno lasciato la casa dopo il saccheggio.
in un tuono di vendetta la scaturigine
del sacco chiuso a bomba. intorno le vipere
spasimano gl’intrecci. l’ironia del vicolo
spadroneggia sugli amanti senza riparo.

SEGNALAZIONE
Marco Cetera
Come non detto

Per leggere il suo poema musivo ipertestuale clicca sotto:
Prove tecniche di es-autor-azione.
«Uno dopo l’altro, da Dostoevskij a Mike Bongiorno, da Heidegger all’Uomo Ragno, ho tradito tutti. Con inaudita violenza ho usato le loro parole contro la loro stessa volontà e le ho disposte secondo un nuovo ordine narrativo, il mio. Ho ricondotto le parole alla loro irriducibile singolarità di evento: esse non sono più la manifestazione di un significato originario più profondo, ma vengono pensate e adoperate semplicemente nella loro esoscheletrica presenza. Espressioni svuotate, rese monche, incrinate, modellate secondo le regole di un gioco che mira innanzitutto a svelare ciò che si cela dietro la loro significante apparenza: l’assenza dell’autore. Il significato, così smascherato ed esautorato, si irradia anarchicamente in tutte le direzioni. Esplode, senza più alcun bisogno di verità. Pronto ad essere usato a mio piacimento. In questo senso, Come non detto è la prova ontologica che decreta, in modo tangibile ed empirico, la morte dell’autore. Una morte violenta. Perché dietro il suo decesso (decostruzione & decomposizione) si cela un altro autore. Io, un assassino. Condannato all’eterno ritorno di un patricidio.»

venerdì 9 marzo 2012

Ennio Abate
Il poeta e la morte.
Omaggio a Elio Pagliarani


Muoiono i poeti. Come tutti gli altri. Gli amici più stretti esibiscono  aneddoti e ricordi di loro incontri con il defunto, si pubblica qualche loro poesia, si dicono le solite cose. Di Pagliarani ho riletto attentamente  questa sua poesia, che non conoscevo. E' intitolata Oggetti e argomenti per una disperazione (da Lezione di fisica del 1964) e si trova  su vari siti (l'ho ripresa da Le parole e le cose).  Me la sono letta attentamente e  ho aggiunto  un commento e, in appendice, un giudizio di Fortini su Pagliarani. E' il mio omaggio a un poeta visto in due occasioni a Milano ( a un funerale e a un reading), ma di cui mi piacque,  subito, alla prima lettura, La ragazza Carla, su cui vanamente, quando insegnavo, tentai di attirare l'attenzione dei miei studenti . [E.A.]



Oggetti e argomenti per una disperazione
ad Alfredo Giuliani

Che sappiamo noi oggi della morte
nostra, privata, poeta?
                                          Poeta è una parola che non uso
di solito, ma occorre questa volta perché
respinti tutti i tipi di preti a consolarci non è ai poeti che tocca dichiararsi
sulla nostra morte, ora, della morte illuminarci?

mercoledì 7 marzo 2012

Marcella Corsi
8 marzo in versi.
Antonia Pozzi (Milano 1912-1938)



Mi è stato chiesto di comporre un ricordo di Antonia Pozzi (quest’anno è il centenario della nascita)  attraverso la selezione di alcune sue poesie. Lo faccio volentieri.
La sua scrittura in versi – e la sua vita – attestano quanto per uno spirito libero in un corpo di donna fosse difficile tollerare le limitazioni culturali, storiche direi, a tale esigenza di piena espressione di sé in relazione con il mondo. Non mi sembra un caso che Antonia si sia uccisa, a 26 anni, dopo che le era stato impedito di vivere il suo primo grande amore, senza che alla sua produzione in versi fosse stato dato riconoscimento di pubblicazione, in una atmosfera socio-culturale resa invivibile dalle leggi razziali appena promulgate. Pur nelle inevitabili differenze storiche, l’attualità di questa “giovinezza che non trova scampo” mi sembra evidente.

MOLTINPOESIA
A più voci sull’incontro
con Amedeo Anelli di ‘Kamen’



Ieri 6 marzo 2012 si è svolto l'incontro del Laboratorio Moltinpoesia con Amedeo Anelli della rivista 'Kamen'. Ecco un rendiconto a più voci.  [E.A.]


Giorgio Linguaglossa
Su "La terra franata dei nomi"
di Gabriele Gabbia


Questo libro di esordio di Gabriele Gabbia si sostanzia in un atto di fede verso il«senso», nella convinzione che la poesia debba (pur in mezzo agli scossoni che la filosofia moderna ha inflitto alla significatività del senso), e possa sopravvivere alla mancanza di un senso complessivo della totalità. Gabbia invece ribadisce che un senso c’è, purtuttavia. Atto di fede che contempla un allontanamento dall’Origine per creare un universo di senso, un deragliamento, uno smottamento, una caccia verso la «traccia» di un senso che è scomparso, inghiottito dalle sabbie mobili dell’Origine sepolta.

lunedì 5 marzo 2012

Massimo Parizzi
Il traduttore, interprete interpretato




Caro Ennio, ho dato uno sguardo ai post sulla traduzione (qui). Mi ha colpito che i nodi principali dei discorsi siano esattamente gli stessi che avevo cercato di toccare quasi vent’anni fa, nel 1994, tenendo una sorta di lezione ed esercitazione sulla traduzione a quattro classi di quarta riunite dell’Itsos, Istituto tecnico statale a ordinamento speciale, di Milano. (Il che mi ha fatto leggere con ironia il titolo che hai dato alla discussione: “A che punto siamo oggi?”!) Quell’esperienza, isolata, mi era piaciuta: alcuni studenti mi erano sembrati molto interessati (mentre altri, seduti in fondo, dormivano) e, quando eravamo passati all’esercitazione, la traduzione di una poesia di Heaney, qualcuno si era quasi accapigliato su come tradurre questo o quest’altro. Pensa, degli studenti che si accapigliano su una poesia! Fantastico. Insomma, ho riletto il testo di quella lezione e te lo mando. [Massimo Parizzi]
  
Partiamo da una citazione, o meglio, dall’adattamento ai nostri scopi di una citazione. L’autore che voglio citare è André Corboz, uno studioso di urbanistica, architettura e arte (di cui ho tradotto un libro sul Canaletto) che, qui (nel saggio Dans l’entre-deux, in AA.VV., Hommage à Raymond Tschumi, Losanna, L’Age d’Homme, 1990), parla dei problemi della ricerca e dell’interpretazione sia nelle scienze cosiddette esatte sia in quelle (il suo campo) cosiddette umane: che cosa sia ricercare il significato del fatto che, se mollo la penna, cade, che cosa sia interpretare questa caduta; come che cosa sia ricercare il significato di un dipinto del Trecento, interpretarlo. Forse penserete che la prendo alla lontana, ma a me invece sembra di prenderla da vicino: un traduttore cerca i significati di parole, frasi, periodi, interpreta testi, e la parola interprete designa una categoria di traduttori. Sostituirò quindi a volte alle parole “ricerca”, “interpretazione”, “ricercatore”, “interprete” di Corboz le parole “traduzione” e “traduttore”.

sabato 3 marzo 2012

SEGNALAZIONE
Pasolini e le nuvole


Associazione "La Conta"


Storie e culture di genti del mondo


VI INVITA AL

 

LABORATORIO DI POESIA

DEL PONTE DELLE GABELLE

Serate di poesia, letture aperte e

presentazione di libri di poesia

 

LUNEDI’ 5 MARZO 2012 - ORE 21,00

 

SERATA DI POESIA

“PASOLINI E LE NUVOLE”

racconti, interviste, brevi filmati, letture ed altro ancora dedicate a PIERPAOLO PASOLINI

 

con la partecipazione di

 

Claudia Ambrosini,

Maria Dilucia,

Enzo Giarmoleo,

Tito Truglia

e altre/i poetesse/poeti

 

AL CAM PONTE DELLE GABELLE

via San Marco, 45 • Milano

venerdì 2 marzo 2012

SEGNALAZIONE
nei - Fotofonemi (eccipienti creativi)


ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA DIPARTIMENTO DI ARTI VISIVE
www.accademiadibrera.milano.it
Presso la sede del Biennio di Arti Visive e del CRAB
ex chiesa San Carpoforo,
Piazza Formentini 12 Milano
Aperto dal lunedì al venerdì 9,00/19,00
Sabato 9,00/12.00 (domenica chiuso)
MERCOLEDÌ 7 MARZO 2012 ORE 17,00
Presentazione:
nei - Fotofonemi (eccipienti creativi)
Ed.: Onyx Editrice
www.onyxeditrice.com
Stimmung/Roma
immagini di Giorgio Cutini
timografie di Gabriele Perretta
Paesaggi di Passaggio
fotofonemi di Giuliana Laportella
tradotti da Vito Riviello
Intervengono: Maurizio Guerri, Mariella De Santis, Sandro Scarrocchia, Alberto Mari
OPERE ESPOSTE DAL 1 AL 8 MARZO 2012

Donato Salzarulo
C'è una scala



Una decina d’anni fa (suppergiù), scrissi la poesia che segue. Ho l’impressione che il tema sia proprio quello del dialoghetto di Abate. Samizdat e il Poeta invisibile sono convinti o no dell’esistenza di una scala? Mi pare di no. Mi pare che riducano tutto ad un problema di occupazione di potere (delle redazioni dei giornali, dell’industria editoriale, della “visibilità”…). Il problema esiste, ma c’è poco da illudersi. Se Samizdat non fosse ridotto a riordinare macerie e il Poeta invisibile fosse assunto nella candida rosa dei Nobel, si abolirebbe la scala? Penso di no. Perciò la poesia s’interroga sulla natura di questa scala…
            Così vid' i' adunar la bella scola
di quel segnor de l'altissimo canto
che sovra li altri com' aquila vola.
Inferno, IV, 94-96
C’è una scala, si vede. La puoi liberamente disegnare.
            L’ultimo gradino non è mai l’ultimo. E’ avvolto nella nebbia.
            Tu sai e non sai fin dove ti puoi spingere.
            La scala c’è. Edificata nel tempo e nello spazio.
            Puoi osservare un gradino centimetro per centimetro e descriverlo.
            Puoi dargli un nome: il Vento del Presente.
            Parole-chiave, rime delle palpebre e delle labbra,
            giri di frasi, catene di significati, lime sentimentali.
            L’endoscopio puoi farlo risalire fino alla flessura epatica.
            Il paziente – chi? Io, tu, noi tutti – riferirà non il dolore
            ma la dolorabilità. E, quando l’avvisterà la telecamera,
            come Colombo, dirà: E’ lì, è lì il noto polipo plurilobato!
            Ricamato come foglia di quercia. E’ lì, a larga base d’impianto.

SEGNALAZIONE
Prossimo incontro
del Laboratorio Moltinpoesia


Laboratorio Moltinpoesia
a cura di Ennio Abate
 Martedì 6 marzo 2012 ore 18
Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia, 1 - Milano

«Kamen' rivista di poesia e filosofia e le tradizioni dell'Europa».
Introduce Amedeo Anelli

«Kamen’ con gli anni è diventata così più che una rivista,  un progetto internazionale plurimo e un’ampia comunità di ricerca sulle tradizioni europee e non solo, avendo delle tradizioni un senso progressivo e guardando innanzi tutto a quelle a venire, ma con il sentimento che sia sempre possibile una protenzione inversa dal futuro al presente».

mercoledì 29 febbraio 2012

Ennio Abate
I moltinpoesia (1)


Dialoghetti a puntate tra Samizdat e il Poeta Invisibile
sul ‘noi’ che non c’è e alcuni modi  provvisori per edificarlo
(Prima puntata: Gerarchie poetico-politiche) 


Samizdat - Ti vedo mogio. Hai perso l’ispirazione? Non hai vinto il concorso di poesia di Vattelapesca? L’editore (X, Y, Z, ecc.)  ti ha chiesto troppo per la pubblicazione dell’ultima plaquette? Al reading della Casa della poesia, mentre leggevi, la gente s’è stufata ed è uscita?


Poeta Invisibile - Anche tu a bastonarmi? Che  tempi! Ce l’avete tutti con me!


 Samizdat  - No, no…Sono un bastonato dalla Storia io pure, quanto e più di te. Maneggio le rovine del Novecento. Vedi, questo è quel che resta del Progresso, questo del Socialismo, questo del Comunismo,  questo  del Marxismo e della Dialettica, questo della Teologia della Liberazione. E nel mio armadio poi, al posto degli abiti, ho solo pacchi di manifesti ingialliti, tazebao del ’68 e i miei saggi politici inediti.

martedì 28 febbraio 2012

Tomaso Kemeny
15 marzo 1848 – 15 marzo 2012



Passano passano gli anni
ma nei castelli del Parco di Versailles
risuonano ancora le trombe
dell’Ingiustizia, le parole del trattato
che agli ungheresi negò un equo
referendum di appartenenza
e la Terra Magiara
fu ridotta contro natura
di due terzi della sua complessione
legittima.

Giorgio Linguaglossa
La poesia della superficie superficiaria.
Su Michael Krüger.



Michael Krüger, Il coro del mondo Milano, Mondadori, 2010

Il linguaggio di poeti come Yeats ed Eliot non è più il linguaggio degli uomini comuni del tempo di Wordsworth ma è un linguaggio nuovo che ha acquisito una sofisticatissima colloquialità. Quello che Yeats rimprovera a Eliot noi lo possiamo rivolgere contro Michael Krüger. Scrive Yeats: «Eliot has produced his great effects upon his generation because he has described men and women that get out of the bed or into it from mere habit; in describing this life that has lost at heart his own art seems grey, cold, dry. He is an Alexander Pope working without apparent imagination, producing his effects by a rejection of all rhythms and metaphors used by more popular romantics rather than by the discovery of his own, this rejection giving his work an unexaggerated plainness that has the effect of novelty».

Eugenio Grandinetti
L’uguaglianza giuridica.
Ovvero la qualità delle persone.

Daumier, Avvocato

L’uguaglianza dei cittadini è necessaria
perché in un paese ci sia democrazia.
Però uguale non vuol certo dire
che tutti siano belli ed aitanti,
che tutti siano ricchi e che comandino
tutti allo stesso modo,
perché non ci sarebbero i belli
se non esistessero anche i brutti,
né potremmo dire che uno è ricco
se mancasse il confronto con coloro
che non hanno nemmeno il necessario;
e inoltre a chi potrebbe comandare uno
se ad ubbidire poi non c’è nessuno?

domenica 26 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Gianmario Lucini
Monologo del dittatore



Gianmario Lucini, Monologo del dittatore, Pref. di Letizia Lanza , CFR, 2012 


Ultimo volume di una triologia civile, la raccolta è un secco giudizio negativo della storia e, come sua continuazione, dei recenti fatti geopolitici (la guerra di Libia, l'immigrazione conseguente ad ogni disordine e all'ingiustizia dei rapporti economici fra Stati) fino ai recenti fatti di cronaca nostrana, alle vicende di razzismo e xenofobia di Torino e Firenze. L'excursus inizia dalle antiche guerre romane, risalendo al Medioevo, al Risorgimento, alla Resistenza (con un inedito Luciano Erba partigiano, che poi fugge in Svizzera) e si sofferma sulla guerra di Libia e sulla figura del dittatore Gheddafi (più una icona o un paradigma, che un ritratto) il calvario delle grandi migrazioni contemporanee e, dopo il tetro passaggio di una sezione intitolata "Il respiro del male", sfocia in 24 poesie sulla cronaca degli ultimi mesi del 2011.

giovedì 23 febbraio 2012

CRITICA
Traduzioni: a che punto siamo oggi?


Il problema del tradurre ricompare a sprazzi nei discorsi che si vanno facendo sul blog o nella mailing list dei moltinpoesia. Se ne è parlato  di recente a proposito di una poesia di Wislawa Szymborska e adesso nella segnalazione del poeta Weldon Kees. In passato in un post, stranamente  a zero commenti, erano apparse le traduzioni di Marcella Corsi dai "Poems" di Katherine Mansfield (qui). Sarebbe ora di ripensare l'arte del tradurre e del tradurre poesia affrontando  il senso che hanno tali operazioni oggi, quando culture varie s’intersecano, si sovrappongono o confliggono nel dramma di una globalizzazione caotica. Per dare una spinta alla riflessione pubblico  due testi: il primo di testimonianza diretta, quella di Francesca Diano, traduttrice di professione (Cfr. sua nota biobibliografica qui ), "L'arte del tradurre"  tratto dal blog "Il Ramo di Corallo" (qui); il secondo (di inquadramento  della storia della traduzione poetica nell’Italia del Novecento) è un intervento di Luca Lenzini del Centro F. Fortini di Siena in occasione della presentazione del libro «Lezioni sulla traduzione di Fortini» curato da Maria Vittoria Tirinato (qui).


Francesca Diano, L'arte del tradurre

Tradurre, è un’arte o una scienza?


Per chi è convinto del secondo caso, in italiano è ormai in uso il termine, che io trovo orribile, di “traduttologia”, esso stesso traduzione del francese “traductologie”. Meglio, molto meglio, se è questo il modo in cui la si intende,  ”teoria della traduzione”, che si apre a campi molto più vasti del freddo traduttologia, che tanto mi suona come tuttologia e che relega in una sorta di obitorio livido le competenze e le qualità letterarie che un traduttore deve avere.
Siamo sommersi da studi, saggi, convegni sulla traduzione, ci sono dipartimenti universitari ad essa dedicati eppure, e so di suonare blasfema, di essere una voce fuori dal coro, di scandalizzare gli “esperti” arroccati nella loro accademia, sono convinta che tutto questo a poco serva.

mercoledì 22 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Weldon Kees


Questa qui sotto, nella versione di Damiano Abeni e assieme ad altre poesie scelte e a brevi notizie sull'autore, si legge sul sito Le parole e le cose (qui).[E.A.]

RAGAZZA A MEZZANOTTE
Poi cammina avanti e indietro, o rigirati nel letto
mentre i proiettili, freddi, ciechi, sibilano a ritroso dal centro del bersaglio,
e di’: “Non rifarò quel sogno. Non sognerò
sussurri da tempo consumati che svaniscono per i corridoi
che attraversano palazzi che non ho mai conosciuto;
lo schiocco dei guanti di gomma; il bimbo alto, cieco,
che grida il mio nome; le lenzuola macchiate
di un’altra ragazza. E poi una campana cupa,
che risuona dentro le ombre al freddo,
disturba lo schermo che è la mia testa nel sonno.
—Il tuo volto non è mai sereno. Rimani sempre
su soglie carbone, al buio. Parte del tuo volto
è scomparso. Dici ‘Solo farla finita con questo accidenti di mondo.
Nebbie contagiose calano. Cristo, potremmo morire
come a volte fanno i cervi, le corna impigliate,
marcendo nella neve’.

martedì 21 febbraio 2012

Mario Mastrangelo
Pe' carnevale



Pe'  carnevale                                                   

Aggio deciso,                                                                
pe' carnevale                             
me voglio veste                                     
ra uno normale,                                                 
e ghì' giranno,                            
allegro, sicuro,
miez'  a curiandule
'e tutt' 'e culure.

lunedì 20 febbraio 2012

Ennio Abate
Su sacro e poesia



Marilena De Angelis, Sacro e profano
  La rilettura attenta di un post “vecchio”  e dei suoi commenti è un esercizio criticoche permette di capire meglio cosa carichiamo sulla navicella del Laboratorio Moltinpoesia. Mi sono riletto in questi giorni lo scambio di opinioni espresse su poesia e sacro nel post intitolato "Rita Simonitto, Sugli ultimi commenti  apparsi in Moltinpoesia" [qui]. Ed ecco le mie riflessioni. [E.A.]

Tanti i dubbi (spero fecondi) leggendo i vari commenti. Li sistemo per punti schematici e li ripropongo magari in tutta la loro  immediatezza e probabile rozzezza, ragionandoci a modo mio, senza  troppe stampelle teoriche, con l'intento di rilanciare la discussione e trovare anche qualcuno/a  che mi aiuti a dipanarli:

1. Il sacro sarebbe «ciò che non muta»? Ma c’è davvero qualcosa (sacro o meno) che non muta? C’è qualcuno/a che l’ha raggiunto ed ha accertato (intellettualmente) o sentito (emotivamente) questa sua immutabilità? E come si fa a dichiarare immutabile qualcosa se non si ha la possibilità di conoscerla o sentirla? Qualcosa, cioè, d’ignoto, di cui - si dice (dice Mayoor, ad es.) - si sente «l’influsso… notevole… come quando vai al mare e lo senti ben prima di arrivare». Al mare ci arrivo e posso accertarmi in qualche modo che ho sotto gli occhi  proprio mare. Il sacro, invece? Chi mi assicura che il qualcosa a cui mi avvicino o che vedo/sento sia proprio il sacro?

venerdì 17 febbraio 2012

Donato Salzarulo
Il gatto di Fortini


Caro Ennio, ho trovato il tempo, oggi pomeriggio, di dare un’occhiata al blog dei Moltinpoesia e ho letto…Incredibile! Ho pensato che il modo migliore di rispondere a certe sciocchezze sia quello di cominciare a pubblicare il materiale dormiente nei file. Ho scritto “Il gatto di Fortini” nel novembre 1997. Servì da base alla conferenza tenuta nello stesso periodo al Centro “Guido Dorso” di Avellino. Insieme a me c’era Graziella Spampinato. Lei parlò di Zanzotto. Confrontammo i due poeti…A distanza di quasi 15 anni, ritengo, senza falsa modestia, che il pezzo regga ottimamente e dica ancora molto al sottoscritto e a tutti noi. Penso che vada molto bene per avviare, dopo l’appello, scioccamente contestato, il “cantiere” su Fortini. Puoi pubblicarlo sia sul blog dei Moltinpoesia che di Poliscritture Ciao Donato 

 Del tuo timido gatto...

Del tuo timido gatto
che scendeva la scala
dell'orto la mattina
con la sua ombra fina
lungo le terrecotte

cosa è rimasto? Nulla
fuor che l'impronta impressa
dalle sue zampe nella
gettata di cemento
dove annusava incerto

Maria Maddalena Monti
e Lucio Mayoor Tosi
Oltre il paesaggismo

Maria Maddalena Monti e Lucio Mayoor Tosi aprono qui, con una introduzione in comune e due loro poesie, una riflessione sul rapporto con la natura devastata dall'intervento umano. [E.A.]

E' nella natura che possiamo scorgere la via da intraprendere, e forse ce ne stiamo dimenticando. Siamo così presi da noi stessi e dalle nostre faccende che non ci accorgiamo dell'aria che respiriamo, della devastazione che stiamo creando intorno a noi. Non ci preoccupiamo del pianeta dove abitiamo, forse perché non ne sentiamo individualmente la responsabilità. Ma la responsabilità di cosa stiamo diventando è in ciascuno, riguarda individualmente tutti. Avere uno sguardo capace di guardare alla vita nel suo insieme non significa abbandonare le necessità quotidiane, non significa rinunciare a battersi per i propri diritti. Al contrario, significa dare alle istanze un obiettivo che va oltre le questioni economicistiche, è questione di sopravvivenza in senso lato. Offre obiettivi che, pur comprendendoli, vanno oltre gli interessi delle categorie sociali. I responsabili della devastazione sono gli stessi che ci costringono a vivere secondo leggi idiote perché distruttive, e che quindi ci vorrebbero idioti e distruttivi al pari di loro. Per i poeti però non si tratta più di fare paesaggismo, serve ben altro. I poeti possono generare attenzione alle cose, risvegliare memorie, aiutare la gente a rendersi conto delle ragioni per cui sono/siamo al mondo. E non occorre essere militanti teorici, non occorre schierarsi, non è più questione di ideologie. Capire e vedere aiuterà a capire e a vedere. I poeti non hanno da far sentire alcunché  perché la sensibilità è già nelle persone, non proviene dai poeti. I poeti possono farci affidamento. Se così intesa, anche una breve poesia sulla neve può fare più di tante chiacchiere. Non risolverà le difficoltà ma darà un senso, una direzione diversa che oggi quasi non si vede perché occultata da interessi di parte che sfiorano la pazzia. Altrimenti, se non è già così, pazzi lo diventeremo tutti.

giovedì 16 febbraio 2012

Francesca Diano
Il Minotauro


Io mi sono perduto in quest’abbaglio
Di terra e pietre il cui disegno esatto
Mesce follia e ragione.
Io nacqui alla vendetta che mia madre
Pasifae – tacque agli dei. Il mio nome
È Asterione e pur del nome m’hanno depredato.
Ma io divino sono
Ché in me riverberando
L’impronta della luce di Elio
Si fa bestiale traccia dell’origine
Tutta della stirpe dell’uomo.

mercoledì 15 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Cantieri di "Poliscritture":
Su Fortini (per "Poliscritture" n. 9)



Pubblico la traccia di lavoro approvata dalla redazione di "Poliscritture". I collaboratori possono inviare suggerimenti, proposte e contributi (testi non superiori alle 15mila battute, spazi inclusi) a poliscritture@gmail.com [E.A.]
“Poliscritture” n. 9 in preparazione/ invito alla collaborazione sul tema: 
FORTINI (1917-1994):  BUONE ROVINE PER ESODANTI VECCHI E GIOVANI

«…‘Vi consiglio di prendere le cose che ho detto e di buttarne via più della metà, ma la parte che resta tenetevela dentro e fatela vostra, trasformatela. Combattete!’ » (Le rose dell’abisso. Dialoghi sui classici italiani,  Boringhieri, Torino, 2000)


1.C’è il “Fortini poeta” (titolo dei saggi su di lui scritti da Luca Lenzini). Riproporlo a quanti dopo di lui hanno continuato o cominciato a scrivere poesie. Misurarsi coi suoi versi di una vita, da Foglio di via a Composita solvantur, può essere un primo percorso di lavoro. Farlo liberamente (su  alcuni testi o raccolte ritenute “esemplari” o che parlano alla soggettività del lettore-critico) o in modi mirati (ad es. scegliendo  alcuni suoi testi “difficili”) e vedere come reagiscono di fronte ad essi  i moltinpoesia d’oggi: come interrogano questa sua poesia, come sono interrogati da essa; potrebbe essere interessante tentare degli “esercizi di rifacimento” ( non di imitazione) proprio per misurare vicinanze e distanze.

lunedì 13 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Stefania Portaccio a Milano
e 5 poesie
da "Brodskij di notte"

giovedì 16 febbraio,  ore 18.30

LIBRERIA LINEA D’OMBRA
via San Calocero 29 - Milano
lettura di poesie e presentazione di
LA MATTINA DOPO
di Stefania Portaccio
Passigli Editori

Sarà presente l'autrice, a dialogo con Stefano Levi Della Torre, saggista e pittore, 
e Giulia Niccolai, fotografa e poetessa
Scompaio da una vita appaio in posa
ammiraglia
sola in coperta – il vento gonfia
la nave solca e i pasti
si preparano soli
e i tasti picchiano
e le frasi s’inseguono
come delfini a prora
muto e solerte è l’equipaggio mentre
scompaio da una vita
d’altrove vivo
di questo
scrivo

Gianmario Lucini
La polis che non c'è (4).
Su "Pergamena dei ribelli"
di R. Bertoldo


Proseguendo il discorso su La polis che non c’è. Tre modi di interrogarsi in poesia sul venir meno della polis e della società civile  ecco gli appunti della lettura di G. Lucini  su "La pergamena dei ribelli" [E. A.]
Appunti su La pergamena dei ribelli, di Roberto Bertoldo
“Pergamena” rimanda alla testimonianza di una vicenda ormai chiusa storicamente. I “ribelli”, nell’intenzione della raccolta, sono coloro che non accettano le regole (incivili, inumane o inumanistiche) un “sistema”, che però si dà per vincente. Un messaggio alla posterità, visto che oggi nessuno vuole udirlo. Tono, dunque, di forte pessimismo, ma non di scoramento. Se “resa dei conti” deve esserci, lo sarà dopo questa era, in un futuro salvifico ma che deve avvenire (la speranza – nell’uomo, anche). Messaggio a futura memoria, dunque, perché col presente non è possibile alcun dialogo.

Gianmario Lucini
La polis che non c'è (3).
Su "Immigratorio" di E. Abate

Proseguendo il discorso  su La polis che non c’è. Tre modi di interrogarsi in poesia sul venir meno della polis e della società civile pubblico pubblico gli appunti di di lettura di G. Lucini sulla mia raccolta Immigratorio [E. A.]
Appunti per una lettura di “Immigratorio”, di Ennio Abate
“Immigratorio” è un’opera polimorfa, non nel senso di avere più di una forma (è, anzi, un qualcosa in sé unico, anche se sulla scia di diverse scritture, anche italiane: mi viene in mente ad esempio a Giovanni e le mani, di Fortini) ma nel senso che sta dentro la logica di diverse forme di scrittura. E’ un romanzo storico, ma è anche un poema, è un racconto personale di vita e di identità ma è anche un racconto paradigmatico e generazionale o anche di classe (quella degli immigrati), è un’opera di poesia, ma anche una testimonianza sociologica che tratta dell’incontro di due realtà ambientali molto diverse e, infine, capace di alludere anche alla realtà dell’immigratorio contemporaneo, dai paesi poveri al nostro Paese. E infine vi è il risvolto linguistico che fa dialogare lingua e dialetto in maniera viva e sinergica.

domenica 12 febbraio 2012

Giorgio Linguaglossa
Su "Sensi e sentimento dei sogni"
di Laura Sagliocco

Laura Sagliocco Sensi e sentimento dei sogni Campanotto, Udine, 2011
Scriveva nel 1969 Franco Fortini: «L’attitudine (e l’uso) del dialetto, e dei gerghi e – al limite – della lingua privata è l’altra faccia della costituzione di nuovi linguaggi internazionali. Scrivo un verso in italiano e so di scrivere in una lingua morta, in un dialetto agonizzante; scrivo invece queste righe traducibili in qualsiasi congresso con prenotazione alberghiera, presidenza e microfoni, e so di star scrivendo una specie di latino, nella lingua della clericatura. La dolce e infame anarchia del ghetto fa fiore e muffa per entro il Sacro Capitalistico Impero».
Questo libro d’esordio della romana Laura Sagliocco è un tipico prodotto del Sacro Mediatico Impero, e lo dico nel senso migliore, nel senso che la Sagliocco mette in mostra l’autobiologia delle proprie esperienze di vita in modo davvero sorprendente; una poesia di rabbia e d’amore, passionale, ben scandita su un verso libero che corre veloce senza mai tradire alcun impaccio.